Spesso avrete letto o avuto, ancor meglio, la fortuna di vedere con i vostri occhi, luoghi che, sorvolati con l’aereo, vi diano la sensazione di star davvero per sbarcare su quello che, nell’immaginario comune, viene definito: paradiso terrestre.
Sull'isola di Pantelleria il colore nero primeggia un po’ dappertutto (non a torto viene anche chiamata “la perla nera del Mediterraneo”).
L’attività vulcanica ancora presente, nei soffioni delle favare, nelle bizzarre piscine naturali con l’acqua a 40°C, nel Lago specchio di Venere; quest’ultimo sì che sembra il paradiso, con la sua acqua celeste, che in alcuni punti ribolle dolcemente e il suo fondale fangoso, per accarezzare la pelle e portarvi giovamento.
Il paesaggio è puntellato da curiosi edifici in pietra scura ovvero i dammusi: dammus in arabo significa “volta, edificio a volta”, e posson essere sia molto semplici utilizzati come ricovero giornaliero, sia più complessi e divenire vere e proprie abitazioni.
Tutto si è adattato al clima, anche la natura stessa che cresce sottoforma di fichi d’India, di cactus e di piante di capperi, veri protagonisti che vengono proposti in un’infinità di piatti tipici, insieme al passito, vino liquoroso realizzato, come dice il nome stesso, con l’uva passa.
Acque limpidissime, flora e fauna marina rigogliose si possono ammirare abbandonando il concetto di “lettino e ombrellone” ma munendosi di scarpette da scoglio antiscivolo e di maschera e boccaglio.
So che non par vero ma Pantelleria possiede anche un eccezionale polmone verde, la Montagna Grande, dalla quale si domina l’isola. Qui vi è una pineta immensa e fresca e una spettacolare visione sull’antico cratere Monte Gibele (715 mt).
Credo che soggiornare a Pantelleria in un dammuso sia il modo migliore per sentirsi parte del tutto, portando con sé la voglia di esplorazione, di ricerca, di infinito stupore di fronte alle molteplici forme che può assumere il bello.